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FAQ - Domande e Risposte

Cantieri sulle dune del Parco... cosa sta succedendo?
Si sta realizzando il Progetto LIFE Natura DUNETOSCA "Conservazione degli ecosistemi costieri nella Toscana settentrionale", progetto cofinanziato dalla Comunità Europea il cui obiettivo è quello di recuperare la valenza naturalistica dei Siti d'Interesse Comunitario (SIC) interni al Parco denominati "Selva Pisana" e "Dune Litoranee di Torre del Lago", in particolare del cordone dunale sabbioso e delle zone umide retrodunali.
 
I grandi mezzi meccanici non hanno effetti distruttivi?
L'immagine di ruspe e mezzi pesanti sulle dune crea una comprensibile preoccupazione sui possibili danni. È perciò necessario sottolineare quanto sfugge ai non addetti ai lavori. Per il passaggio dei mezzi viene utilizzata la massicciata stradale già presente e vengono ridotte al minimo le piste di accesso necessarie per raggiungere le aree palustri oggetto dell'intervento. Tali piste sono comunque provvisorie e vengono puntualmente rimosse alla fine del loro utilizzo. Le azioni di scavo, che hanno necessariamente comportato l'impiego di mezzi meccanici, sono state continuamente monitorate dalla Direzione Lavori, la quale ha puntualmente verificato gli impatti ambientali cercando di ridurli al minimo. Si pensi, in proposito, che in un cantiere dallo sviluppo nastriforme lungo quasi 2 km come questo, in un contesto di boscaglie seminaturali di ginepro coccolone e pino marittimo, sono stati abbattuti solo 8 esemplari di pino. Per lo più si è agito in modo tale che, laddove il passaggio dei mezzi avrebbe comportato necessariamente la distruzione di poche piante, esse sono state spostate e reimpiantate con un grande pane di terra in modo da evitare un eventuale danneggiamento dell'apparato radicale. L'unico tratto di viabilità appositamente creata, in quanto indispensabile alla creazione di una nuova area dunale, è stata realizzata con tutti gli accorgimenti necessari alla sua totale rimozione al termine dei lavori: la posa in opera del materiale arido di cava è stata preceduta dalla stesura di un doppio strato di tessuto non tessuto per impedire la penetrazione nel substrato sabbioso del pietrisco calcareo, cosicché la sabbia silicea costituente il cordone dunale non conterrà elementi estranei alla sua composizione fisico-chimica.
 
Quali sono le precise aree d'intervento del Progetto? Esiste una cartografia?
La cartografia è disponibile su internet: si tratta di quella generale del progetto approvato dalla Commissione Europea ed indica le zone d'intervento per tutte le azioni; le superfici in dettaglio sono state successivamente descritte nel testo del progetto. E, una volta che è stato possibile realizzare la cartografia di dettaglio fitosociologica con l'azione preliminare A1 nel settembre 2006 (vedi "Carta della vegetazione" nella sezione "Download"), le superfici sono state dettagliate nel progetto definitivo approvato in Conferenza dei Servizi.
 
È stato eseguita una Valutazione d'Incidenza per le opere?
No, in quanto è stato applicato l'art. 6 della Direttiva Habitat (92/43/CEE) recepito dallo Stato italiano con il regolamento di attuazione nell'art. 5 del DPR 357/97 e successive modifiche, che prevede che le valutazioni d'incidenza non siano realizzate per quei progetti direttamente connessi alla gestione e alla conservazione del sito. Inoltre gli eventuali documenti di Studio d'Incidenza e di Valutazione d'Incidenza, ai sensi della vigente legislazione regionale, sarebbero stati entrambi di competenza dello stesso Ente Parco in quanto titolare delle funzioni.

Le azioni di eliminazione delle cenosi vegetali esotiche e di riqualificazione delle zone umide retrodunali hanno, infatti, l'obiettivo di diffondere habitat e specie d'importanza comunitaria (anche prioritari) laddove si stanno pericolosamente riducendo. Gli interventi prevedono di mantenere fattori ecologici chiave per lo stato di conservazione dei due SIC coinvolti e comportano un'azione fisica durante la fase dei lavori non particolarmente rilevante e comunque temporanea. Infatti abbiamo potuto lavorare su una massicciata stradale già esistente (con 4 slarghi), poche brevi piste di accesso e direttamente in acqua con un escavatore e non con una strada sulle dune facendo uso di benne con tralicci mobili. Ad ogni modo, a garanzia della qualità degli interventi, è stata predisposta una lunga procedura di valutazione iniziata con l'elaborazione del progetto di massima da parte dei tecnici del Parco con l'ausilio di tecnici di Amministrazioni portatrici d'interessi, seguita dalla valutazione del documento da parte degli specialisti della Commissione Europea Direzione Generale Ambiente, continuata con l'apporto di conoscenza del Comitato Scientifico del Parco e l'approvazione di tutti gli Uffici e Amministrazioni competenti in materia di gestione del territorio, completata infine con l'ausilio di consulenti esterni di fiducia della Regione Toscana (Studio NEMO, sezione di Zoologia del Museo di Storia Naturale "La Specola" di Firenze, Museo di Storia Naturale di Calci, ecc.). Si tratta, quindi, di una "filiera" di valutazione e monitoraggio a tutela dell'utilità dell'intervento per l'ambiente naturale del Parco.

Gli scavi per eliminare le specie vegetali esotiche non rischiano di sradicare anche la vegetazione autoctona?
Togliere esclusivamente singole piante, dall'inizio della parte aerea alla fine degli apparati radicali, richiede capacità non realistiche. L'escavazione è motivata dal fatto che la permanenza di frammenti – anche di dimensioni contenute – in una zona umida in fase avanzata d'interrimento reinnescherebbero il processo invasivo e non permetterebbero di raggiungere l'obiettivo di ringiovanimento delle zone umide e della diffusione di habitat palustri d'importanza comunitaria. Inoltre il Progetto prevede la "Eliminazione delle cenosi dense di esotiche (amorfeti)" e non l'eliminazione di singoli esemplari di Amorpha, per la cui ecologia e distribuzione nell'area è, infatti, impossibile eliminare ogni singola pianta ma occorre asportare l'intera formazione di "amorfeto" che può presentare al suo interno anche esemplari di altre specie, quali Phragmithes australis, la cui conservazione non è certo messa a rischio da tale intervento. Le associazioni vegetali proprie delle zone umide presenti all'interno dell'area sono state mantenute pressoché intatte, conferendo loro l'importante compito di nuclei di espansione biologica. La loro presenza e diffusione lungo le sponde favorirà ed accelererà la ricolonizzazione degli ambienti oggetto di scavo.
 
Che fine farà la sabbia scavata?
La sabbia, secondo quanto previsto dal Progetto, sarà utilizzata sia per ripascire il litorale sud della "Selva Pisana" in erosione che per ricostituire (per la frazione utilizzabile senza rischio di diffusione dell'Amorpha) dune precedentemente danneggiate.
 
Spostando la sabbia non si contribuisce a diffondere le specie invasive?
La sabbia verrà spostata per essere utilizzata in opere di difesa costiera e per fare questo verrà prima vagliata; quindi l'uso in ambiente marino della parte a prevalenza sabbiosa annullerà definitivamente le capacità di diffusione che potrebbero avere i piccoli frammenti rimasti di Amorpha e che in ambiente terrestre potrebbero dare origine ad una ripresa della diffusione di questa esotica. La parte vegetale rimasta nel vaglio va, invece, a discarica.
 
La rimozione delle specie invasive non contribuisce alla diffusione dei semi?
Le piante di Amorpha si riproducono per lo più per via vegetativa, infatti si nota una forte rigenerazione a partire da frammenti di rami e di radici. Producendo numerosi polloni basali, i cespugli possono diventare molto ampi e colonizzare tutto lo spazio che hanno a disposizione. Per quanto riguarda i semi, avendo lavorato prima del periodo di fruttificazione, è stata evitata la loro diffusione. Nel caso in cui semi vitali germoglino perché trovatisi in condizione ottimali, saranno trattati come previsto dagli interventi di manutenzione.
 
Le zone umide scavate esistevano già o sono artificiali?
Gli specchi d'acqua retrodunali erano già esistenti e lo dimostra la presenza di canneti, falascheti, tifeti ecc. con Amorpha fruticosa dominante o comunque presente: queste piante s'insediano proprio in zone umide moderatamente o temporaneamente allagate, invadendo progressivamente gli specchi d'acqua poco profondi e tendendo a chiuderli. Questo processo, che contribuisce a determinare la morfologia dei paesaggi, richiede interventi di recupero e gestione laddove le dinamiche naturali di formazione ed evoluzione delle zone umide siano impedite da una rigida regimazione idraulica, come avviene di norma nelle aree fortemente antropizzate.

Essendo proprio la presenza di questi habitat ad aver determinato l'individuazione delle Dune litoranee di Torre del Lago come SIC, il mantenimento delle zone umide, rispetto ad un'invasione di Amorpha fruticosa e al loro accelerato interrimento, preserva proprio le caratteristiche naturalistiche del SIC. Agendo laddove esse si sono "chiuse", si ristabilisce la situazione ecologica che permetterà la ricolonizzazione degli habitat che stavano scomparendo.
 
Quali conseguenze hanno le azioni LIFE sulla fauna?
Per quanto riguarda le zone umide, è atteso l'incremento di varie specie ornitiche come la cannaiola, il porciglione ed il cannareccione, la cui presenza negli ultimi anni era fortemente limitata dalla struttura della vegetazione che si era venuta a determinare. Inoltre le zone umide costiere saranno habitat particolarmente favorevoli agli uccelli migratori che, durante gli spostamenti, cercano proprio tali zone fatte da aree con vegetazione folta alternate a specchi d'acqua libera. A questo proposito è già stato rilevato l'uso temporaneo da parte degli anatidi in migrazione negli specchi d'acqua ricreati, nonostante la concomitanza dei lavori.

Inoltre la chiusura dell'80% dei sentieri abusivi di accesso al mare permetterà il miglioramento dello stato di conservazione degli habitat dunali e la rigenerazione di condizioni ambientali ottimali per l'uso di questi luoghi da parte della fauna selvatica.

Per quanto riguarda i chirotteri, la ristrutturazione conservativa dell'edificio che li ospita favorisce la ricettività della colonia riproduttiva e la ristrutturazione del rifugio antiaereo della II guerra mondiale (con una situazione ambientale simile a quella di una grotta discendente) crea condizioni ottimali per lo svernamento delle specie.