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Tenuta di Coltano

Nel XVI secolo la zona paludosa era estesissima e raggiungeva la base delle colline livornesi, dove i Medici avevano iniziato la fondazione della fattoria di Collesalvetti. Furono effettuati alcuni interventi di bonifica intorno alla zona paludosa nella tenuta: essi furono tuttavia maggiormente concentrati nella zona più meridionale, dove fu aperto il fosso reale.

Altra opera importante, iniziata nella seconda metà del Cinquecento, fu la realizzazione del canale dei Navicelli, parallelo alla via Livornese, percorribile con "navicelli" dal mare o da Livorno fino a Pisa. Da qui, per l'Arno, si poteva procedere per un buon tratto verso Firenze, o, deviando nella Serezza, si giungeva nel lago di Bientina e di qui fin verso Lucca. L'idea di collegare con un canale navigabile Pisa e Livorno fu indubbiamente rafforzata dalla difficoltà di movimento lungo la via Livornese, soprattutto nel tratto passante per la zona paludosa di Stagno.

Nel Settecento, dopo la riforma dell'Uffizio dei Fossi, il Granduca Pietro Leopoldo moltiplicò le opere di manutenzione nei canali (soprattutto nel Fosso Reale) e ordinò una serie di colmate, con le acque di Tora, Orcina, Isola e Crespina, che permisero la messa a coltura di gran parte delle terre a sud di Coltano e di proprietà della fattoria di Collesalvetti, prosciugando centinaia di ettari nei pressi di Guasticce, dalla Lavoria e in zone limitrofe. All'interno della tenuta, l'allevamento, la caccia e la pesca erano le principali attività: gli animali (cavalle, stalloni, vacche, buoi) erano assai numerosi, tanto che, nei periodi estivi, i puledri venivano mandati nella tenuta del Teso (vicino Gavinana) o in altre proprietà. All'epoca la tenuta misurava 51263 stiora (circa 2880 ettari), nelle quali erano comprese 576 stiora (circa 32 ettari) dell'Isola di proprietà Salviati, per un perimetro totale di 16 miglia (circa 26 chilometri).

I confini erano determinati a ovest dal canale dei Navicelli, che separava le proprietà ecclesiastiche di Tombolo, a nord ancora dal canale dei Navicelli, che si piegava come un gomito all'altezza circa di S. Piero a Grado, e da alcuni fossi che, con andamento rettilineo, dividevano la proprietà da alcuni "beni diversi di particolari", a est dalle "Prata di Montacchiello e di campo d'Olmo" e dal fosso del Caligi, a sud dalla Fossa Chiara, oltre la quale cominciavano i terreni della fattoria di Collesalvetti, ovvero della fattoria di Nugola. L'ambiente della tenuta, così apprezzato dagli occhi dei moderni, doveva risultare non meno spettacolare a quelli del Granduca, se quest'ultimo faceva scrivere, in un cabreo del 1785 redatto in occasione della visita dei sovrani di Napoli, che "sembra a tutti gli effetti che la natura si sia compiaciuta di formare queste tenute, avendole dotate di ottimi pascoli per tutte le stagioni dell'anno", e, descritte le qualità climatiche dei luoghi, faceva notare come la Tenuta di Coltano fosse composta di "un suolo elevato a guisa di collinetta il cui terreno è di qualità arenosa e atto per natura a mantenersi asciutto anche nei mesi invernali", nonché come essa fosse idonea a produrre, nei bassi allagati, ottimi fieni estivi. Il territorio era quindi caratterizzato da zone paludose separate da larghe strisce di terreno, a guisa di vere e proprie "isole" su cui si svolgevano le attività produttive, e da una serie di gronde che collegavano la zona con la campagna circostante.

L'area paludosa costituiva una buona metà dei terreni ed era formata da un "padule Maggiore", il quale si estendeva in tutta l'area nord sino ad insinuarsi all'interno dei terreni di Coltano, con i paduli detti "di Grugnolo" e "del Porcile", e si collegava, con una stretta acquitrinosa che distingueva i poggioli di Castagnolo dal resto della tenuta, con il Padule della Ballerina. La principale via d'accesso era rappresentata da un vialone che, dalla via Livornese, piegava verso la tenuta all'altezza dell'osteria di S. Piero a Grado, e, passato il ponte di Castagnolo, entrava nella prima penisola, costituita, come detto, dai "poggioli di Castagnolo". Lungo la strada sorgevano un capannone per il ricovero di animali e lavoranti e una serie di recinti, le Mandrie, dove si teneva il bestiame e dove si svolgevano le monte delle cavalle. Il terreno circostante era completamente formato da pasture. Attraversata questa prima zona, si giungeva ad un ponte che permetteva di proseguire nella tenuta di Coltano, dove per prima cosa si incontrava una zona boscata organizzata a bandita di caccia. Lo stradone piegava poi verso est e conduceva ai terreni aperti, fino alla zona dei "Palazzi" (centro produttivo e direzionale della proprietà) per poi proseguire fino al fosso del Caligi.

Nella zona dei Palazzi si trovava il palazzo mediceo, ristrutturato nel Settecento da Pietro Leopoldo: il primo piano serviva come alloggio del Granduca durante le visite, mentre il piano terra era adibito a varie funzioni. In esso erano comprese la cappella, la sacrestia, i magazzini per salare e conservare il formaggio, magazzini per il legname, l'alloggio per il legnaiolo e addirittura dei pollai. Intorno al palazzo si trovavano due vasti capannoni: in quello a ponente il piano terra era adibito al ricovero degli equini, nel caso di burrasche e durante le monte, mentre al piano superiore erano predisposti gli alloggi per gli addetti a queste "razze" e per il ministro. Il capannone a levante ospitava le vacche ed i relativi addetti. Da qui partiva verso sud uno stradone rettilineo che conduceva ad un terzo capannone, detto "della lavoria", dove si allevavano le "razze dei muli". Nella zona meridionale - nel padule di Stagno - si elevava l'Isola di proprietà Salviati, forse anticamente ricoperta di boschi, ma, alla fine del Settecento, ormai del tutto coltivata a vite, e con due o tre cascinali edificati al centro di essa.

Queste caratteristiche ambientali rimasero praticamente immutate fino ai primi anni del Novecento, anche se alcune colmate, effettuate soprattutto nel padule di Stagno, determinarono il prosciugamento di alcune aree, soprattutto durante la stagione estiva. La presenza dei paduli causò, fra il 1841 e il 1846, non poche difficoltà alla costruzione del tratto Pisa-Livorno della Ferrovia Leopolda, tratto che ancora per lungo tempo permise ai viaggiatori di ammirare stupefatti quella varietà di situazioni ambientali, come narra Di Simoni. All'unità d'Italia, i terreni di Coltano furono inclusi nei beni della Corona; dopo la prima guerra mondiale passarono all'Opera Nazionale Combattenti e nel 1920 furono inseriti nelle bonifiche di prima energia.

Nel 1928 cominciarono i lavori di bonifica, con un piano che prevedeva un adattamento dei canali già esistenti (Caligi, Fossa Chiara), la costruzione di alcuni nuovi canali, ma soprattutto l'installazione di tre impianti idrovori nelle zone più depresse (Ragnaione, Paludella, S. Lucido). A conclusione di tali interventi, che stravolsero le condizioni ambientali e cambiarono totalmente - secondo le esigenze dell'epoca - l'impostazione produttiva della zona, il vecchio e glorioso Fosso dei Navicelli, già abbandonato in quanto non più adatto alla navigazione nel tratto nord dell'idrovora del Ragnaione, fu sostituito con un canale rettilineo e parallelo alla ferrovia Pisa-Livorno.

Nel 1911, Guglielmo Marconi installò poco lontano dal Palazzo Mediceo la celeberrima Stazione Radiotelegrafica, allo scopo di collegare Roma alle colonie italiane ed ai paesi europei. L'impianto fu poi potenziato per poter essere utilizzato anche per le comunicazioni intercontinentali e radiofoniche.

Il Centro, che fino al 1940 veniva regolarmente impiegato per comunicazioni con tutto il mondo, ebbe distrutte completamente le antenne durante la seconda guerra mondiale, mentre la Palazzina Marconi subì solo minimi danni. Le antenne non vennero più ricostruite e le strutture non vennero più riutilizzate. Attualmente la Palazzina Marconi versa in stato di grave degrado.
Villa Medicea
(foto di Archivio Parco)
Idrovora
(foto di Archivio Parco)