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Tenuta di San Rossore

Con i primi acquisti dalla Mensa Arcivescovile di Pisa, con requisizioni e soprusi, come spesso accadde per diverse proprietà nel pisano, nel '400 la famiglia dei Medici fece il suo ingresso a San Rossore

Già nel '500 il territorio venne organizzato in tenuta, con lo sfruttamento dei boschi e dei pascoli: nei primi del '600, San Rossore era così popolata da 1100 capi di bovini ed alcune decine di cavalli bradi.

Nel 1622 furono introdotti da Ferdinando II i dromedari che si dimostrarono adatti al clima e furono utilizzati a lungo per il trasporto di carichi su terreno sabbioso. In alcune mappe dell'epoca, è indicato un viale che da Pisa conduceva al mare oltrepassando una zona di cascine (all'altezza delle attuali Cascine Vecchie) in cui alloggiavano il ministro ed alcuni "provvisionati".

Nel '700 la tenuta, raggiunta la sua massima estensione, misurava 86332 stiora (circa 4850 ettari) con un perimetro di 20 miglia (circa 33 chilometri); confinava a nord, con il fiume Serchio ed i fossi Femminello e Doppio; ad est, con i fossi posti circa a metà dei prati di Lamapiena e di Campalto (che formavano un dente lungo lo stradone delle cascine) e con il fosso di Confine che separava i terreni di Barbaricina; a sud, con il fiume Arno e ad ovest con la linea di costa. Sotto Pietro Leopoldo la tenuta viene sottoposta ad un'intensa riorganizzazione basata su interventi di disboscamento e di assetto idraulico, tramite l'esecuzione di colmate per aumentare le pasture. Con l'apertura di una serie di percorsi, fra i quali il viale fra Cascine Vecchie e Cascine Nuove (1778) e la costruzione di nuovi edifici, si inizia a delineare quell'impianto sulla base del quale, nell'800, Leopoldo II e i Savoia organizzeranno la tenuta così come oggi appare. Nonostante le colmate, alla fine del '700, ancora numerosi erano i terreni in condizione totalmente paludosa. L'ambiente era caratterizzato da depressioni umide che si susseguivano all'interno dei boschi con andamento parallelo al mare favorendo la presenza di un'abbondante selvaggina. L'accesso principale alla tenuta era rappresentato dal viale delle Cascine, per il quale si giungeva alle Cascine Vecchie attraversando il ponte alle Trombe (così denominato in relazione allo squillo di trombe che segnalava l'arrivo del Granduca o di ospiti importanti in visita alla tenuta e per le battute di caccia). Accesso secondario era costituito dalla via di Barbaricina che conduceva direttamente alla zona delle Cascine Nuove. A seguito degli interventi voluti dal Granduca, la viabilità all'interno della tenuta era rappresentata da due strade che correvano parallele al mare, distanti circa 3 chilometri l'una dall'altra. Collegate da un lungo percorso che tagliava trasversalmente la proprietà, e da una serie di viottoli minori, le cascine comunicavano con la viabilità principale.

Caduta la toscana sotto il domino francese, le "Reali Possessioni" subirono ingenti danni e molti degli animali della tenuta, ad eccezione dei dromedari, furono utilizzati come fonte di sostentamento per alimentare la truppa, o affidati ai soldati come cavalcature, oppure sfruttati come bestie da soma.

Tornati i Lorena al governo della Toscana, ristrutturarono le Cascine Vecchie e venne costruita la villa reale del Gombo (1829-1830) dove in seguito Gaetano Ceccherini aprì uno stabilimento balneare. La tenuta acquisì un aspetto di rappresentanza e vennero aperti nuovi viali rettilinei che collegavano i centri per le attività economiche: il viale che si snodava fra il ponte alla Sterpaia e la torre Ricciardi; il viale che portava alla Palazzina e Bocca d'Arno partendo da Cascine Nuove, in parte già delineato dai francesi; la via delle Cateratte ed il nuovo tracciato del viale delle Cascine.

Con l'unità d'Italia il possesso della tenuta passò ai Savoia, i quali ristrutturarono la proprietà a loro "immagine" e fecero costruire, nel 1862 lo stabilimento delle scuderie reali della Sterpaia; ai reali si deve inoltre la ricostruzione delle Cascine Nuove ed il rimodernamento del complesso di San Rossore in stile sabaudo. Per volontà di Vittorio Emanuele II, si aprì il vione dei Prini e, nel 1864, vennero ceduti terreni della marina a Ceccherini che abbandonò definitivamente lo stabilimento balneare. All'epoca delle bonifiche, con un taglio parallelo al viale del Gombo, fu realizzato il fiume Morto Nuovo, il quale sostituì il tratto terminale del vecchio fiume Morto, non più in grado di accogliere scarichi dalla pianura retrostante. Le Cascine Vecchie rappresentano adesso, nel Piano Territoriale del Coordinamento, uno dei Centri del Parco e vi si accede tramite il vialone delle Cascine.
Guardiola Ponte alle Trombe, ingresso della Tenuta di San Rossore
(foto di Archivio Parco)
L'ex Villa Reale del Gombo
(foto di Archivio Parco)