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Padule Meridionale e Fattoria di Vecchiano

Dalla fine del XIII secolo, quando si assiste ad una fase più stabile e controllata dell'andamento dei fiumi, nel territorio compreso tra il Serchio e il lago di Massaciuccoli, si evidenzia quella divisione che caratterizzerà la zona fino al primo dopoguerra: da un lato l'area paludosa e dall'altro una fascia lungo il Serchio, larga circa 3 chilometri, nella quale, già in epoca comunale, si avvia un processo di popolamento che porterà alla costruzione delle comunità di Avane, Vecchiano, Nodica e Malaventre. In periodo comunale si intervenne per limitare l'estendersi del Padule tramite l'escavazione di alcuni fossi che resero la zona navigabile; ciò favorì la pratica di caccia e pesca che, da allora, rappresenteranno le principali attività economiche del territorio.
Nel '500, nel padule, iniziò ad insediarsi la proprietà medicea, inizialmente impossessandosi di vari appezzamenti di privati e delle comunità di Vecchiano e S. Frediano e successivamente con la costruzione della fattoria. Interventi di bonifica strutturati, utili ad un ulteriore ampliamento della zona coltivabile, pianificati nel '600, richiesero prezzi proibitivi, tali che nel 1650, si preferì vendere parte del padule all'ingegnere olandese Van deer Street. Le bonifiche ripresero quindi sotto direzione nuovo proprietario, il quale, con una spesa di 40000 scudi ordinò l'escavazione di canali e l'installazione di motori a vento. Dopo la morte dell'olandese il Padule di Nodica prese il nome di Val di Stratten e le terre tornarono al Granduca che tentò la coltivazione a risaia. Nel '700, il terreno di pianura della fattoria, la più piccola di proprietà granducale nel pisano, era valutabile in 15488 storia (circa 900ha) di cui almeno 670 ettari di terreno paludoso: ciò nonostante, la fattoria manteneva una certa produttività dovuta alla varietà degli ambienti compresi nei suoi confini. Il cascinale confinava a nord con il lago di Massaciuccoli e con la linea di confine dello stato di Lucca che separava il padule lucchese da quello pisano; ad est si estendeva dalla zona collinare di Avane (Poggio di Legnaio, Poggio di Stravia, Poggio delle Grepole, Monte Bastione) fino quasi al Serchio; da qui il confine risaliva lungo la fossa Barra e, all'altezza della via di Legnaia e del ponte delle Morelle, la proprietà si allargava fino alla fossa Nuova, dove si collocava il confine sud. La fossa Magna, infine, separava la fattoria dalla zona paludosa della Tenuta di Migliarino.
Il padule (diviso in Padule Grande o di Val di Stratten, Padule delle Prese e Padule del Bellino) era costituito per lo più di erbe palustri e percorso da numerosi fossi e da canali percorribili con piccole imbarcazioni. Nella zona non esistevano né case, né capanne, ed era attraversato da un numero limitato di strade, praticabili esclusivamente durante la stagione estiva, che si inoltravano nell'acquitrino: fra queste ricordiamo la via del Capannone che raggiungeva la fossa Reale. All'interno del terreno appartenente alla fattoria, non si svilupparono numerose abitazioni e l'appoderamento portò, nel '700, ad una ripartizione di 6 poderi soltanto: il fattore risiedeva infatti a Vecchiano ed i mezzadri nella zona del Serchio, a quel tempo considerata più salubre. Nelle mappe del secolo si individuano alcune cascine costruite nei pressi del Capannone - costruito nel '600 fra la Traversagna e il Padule ed utilizzato per la coltivazione del riso e l'essiccazione del granturco - e nelle zone collinari, soprattutto nel podere di monte Legnaio. Questa zona, ed i restanti terreni collinari, erano costituiti da uliveti e vigneti e rappresentavano il principale introito economico per la popolazione locale: l'olio veniva venduto ad altre fattorie granducali ed il vino veniva acquistato in grandi quantità grazie alle sue note proprietà anti-malaria. Verso la fine del secolo, durante il periodo delle al livellazioni, il Granduca cedette la fattoria interamente ai duchi Salviati (1784). La creazione di una vasta unità produttiva che si estendeva dal mare fino alle colline di Avane insieme alla volontà Salviati di procedere con interventi di bonifica, diede luogo, durante l'800, ad una nuova serie di progetti che in parte ricalcavano quelli settecenteschi: la creazione di canali emissari del lago di Bientina ed il suo successivo prosciugamento (tramite un canale emissario che grazie ad una botte sull'Arno sfociava nella pianura meridionale pisana). Le opere pianificate non vennero portate e le condizioni ambientali del territorio non mutarono sostanzialmente fino al 1928 quando la zona fu inserita nei comprensori di bonifica di prima categoria, cui seguì, nel 1931, la costruzione del Consorzio di Bonifica e l'inizio della bonifica meccanica. Nel complesso, la bonifica interessò circa 550 ettari nel sotto bacino di Massaciuccoli e circa 1100 ettari nel sottobacino di Vecchiano.
Irrigazione risaie
(foto di Archivio Parco)
Area di bonifica, Padule di Bientina
(foto di Archivio Parco)